FAQ

Falsi miti sulla pelle

Esistono due termini che spesso vengono utilizzati con molta “licenza poetica” e contribuiscono a creare confusione nel mondo della pelle.

Questi termini sono anilina e pieno fiore.

In queste righe vogliamo fare un po’ di chiarezza e sfatare falsi miti.

Anilina

L’anilina è un composto organico, detto anche fenilamina o aminobenzene, di formula C6H5NH2. Si ottiene industrialmente dal nitrobenzene e anche con altri processi, ed è largamente usata, tra gli altri scopi, per la preparazione di coloranti.

Cosa vuol dire pelle anilina? Purtroppo c’è molta confusione tra il significato vero e il significato pratico.

Spesso si sente parlare di “pelli tinte all’anilina”. Dire pelli tinte all’anilina è tecnicamente corretto ma non aggiunge informazioni significative poiché la quasi totalità delle pelli sono tinte all’anilina.

E allora quando ha senso usare il termine anilina riferito alla pelle?

E’ prassi corretta riferirsi all’anilina per indicare il grado di copertura o rifinizione della pelle, classificando tutti i tipi di pelle in 3 categorie:

-Pelli pure aniline o aniline: si tratta di pelli senza rifinizione superficiale, o con una rifinizione totalmente trasparente, nelle quali è ancora ben visibile il colore di tintura in botte, appunto l’anilina.

-Pelli semianiline: si tratta di pelli con una rifinizione superficiale semicoprente, in cui è ancora parzialmente visibile il colore sottostante della tintura.

-Pelli pigmentate: si tratta di pelli con una rifinizione superficiale totalmente coprente, che non lascia trasparire il colore sottostante della tintura: tipicamente il pigmento superficiale ha un colore non troppo diverso dalla tintura, ma si potrebbe applicare una rifinizione nera a un fondo bianco o viceversa.

Queste tre categorie sono in ordine decrescente di pregio della pelle, da un punto di vista della bellezza e della difficoltà tecnica produttiva.

Dicendo quindi pelle anilina bisogna necessariamente riferirsi a una pelle non rifinita, e non a una “pelle tinta all’anilina” poiché tutte le pelli sono tinte all’anilina.

Pieno fiore

Il fiore della pelle è il caratteristico forellino lasciato dai peli, dopo la loro asportazione nel calcinaio, nello strato più esterno dell’epidermide.

Se questo strato è integro, si parla di “pieno fiore”; se invece è stato rimosso da lavorazioni, non si può parlare più di pieno fiore, bensì di “smerigliato”. Per non utilizzare quest’ultima parola, col tempo sono stati coniati diversi termini, come “fiore corretto”, “fiore ritoccato”, “fiore pulito”, “fiore rettificato”, “mezzo fiore”, ecc.

Queste diciture includono tutte la parola fiore, parte della pelle che è stata rimossa: è più corretto non utilizzarla affatto, classificando le pelli in due categorie:

- Pelli pieno fiore

- Pelli smerigliate

Anche in questo caso queste le categorie sono in ordine decrescente di pregio della pelle.

Le categorie di copertura della pelle possono essere liberamente combinate con le categorie di purezza del fiore, ma è buon senso logico abbinarle a pari livello qualitativo: ossia pure aniline con pieni fiori e pigmentati con smerigliati.

E, salvo qualche notevole eccezione (ad esempio il nabuk, pura anilina smerigliata), è così che succede nella maggior parte delle produzioni.

Un altro falso mito che dobbiamo sfatare è il termine ecopelle, che fino a qualche anno fa veniva utilizzato per indicare un tessuto spalmato con una soluzione di polimeri, altrimenti detto similpelle o finta pelle. Nulla a che vedere quindi con un prodotto ecologico, nè tantomento con la pelle.

Attualmente ecopelle è un marchio registrato dall’UNIC, il cui uso viene concesso in licenza, dietro pagamento di royalties, per la produzione di pelle secondo la norma UNI 11427, che specifica i requisiti minimi di prodotto e i requisiti minimi ambientali del processo produttivo che devono essere soddisfatti da un cuoio per poter essere denominato a ridotto impatto ambientale. Requisiti peraltro stabiliti da normative italiane e comunitarie ben prima dell’UNIC…

Per evitare confusioni, quindi, meglio mandare nel dimenticatoio il più rapidamente possibile il termine ecopelle assieme ad altri eventuali succedanei (pelle rigenerata, crosta accoppiata) di cui non vogliamo nemmeno iniziare a parlare.